cura
Attenzione continua e responsabile verso qualcosa o qualcuno.
Definizione
Attenzione sostenuta e intenzionale rivolta a qualcosa o a qualcuno. La cura implica continuità: non è un gesto isolato ma una disposizione che si rinnova nel tempo. Può indicare l'atto medico di trattare una malattia, la sollecitudine verso una persona amata, la precisione artigianale nel fare bene un lavoro, o l'insieme delle preoccupazioni che pesano sull'animo. In tutti i casi, la cura presuppone una forma di responsabilità verso ciò a cui si presta attenzione.
Etimologia
Dal latino cura, 'preoccupazione, premura, attenzione'. Radice indoeuropea *kois-, legata all'idea di attenzione vigile. Il termine ha attraversato l'intera storia della lingua italiana mantenendo la sua ricchezza semantica.
Esempi d'uso
- «La cura con cui aveva preparato il pranzo raccontava qualcosa che le parole non avrebbero saputo dire.»
- «Seguiva la terapia con cura, convinto che ogni giorno contasse.»
- «Aveva preso in cura il giardino del vecchio vicino come se fosse stato il suo.»
- «Le cure quotidiane della bottega lo tenevano occupato dall'alba al tramonto.»
Sinonimi
sottolinea la dimensione cognitiva e percettiva
enfatizza la sollecitudine affettiva verso gli altri
con accento sulla costanza e sulla precisione nel fare
in contesti clinici e sanitari
Contrari
mancanza di attenzione sostenuta
omissione colpevole di attenzione dovuta
assenza di interesse o coinvolgimento
Parole correlate
Nota del Paroliere
Il filosofo Carlo Rovelli ha scritto che la cura è forse la categoria più fondamentale dell'esperienza umana. Non è un'osservazione accademica: chiunque abbia vegliato qualcuno di notte sa che la cura è un tempo diverso, lento, pesante di presenza. In italiano, la parola porta con sé sia il fardello (le cure della vita) sia il dono (prendersi cura di). Questa ambivalenza — onere e grazia insieme — è rara nelle lingue europee.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.