acredine
Il residuo acido del risentimento: qualcosa che brucia sotto, nelle parole e nei toni, dopo che l'ira si è spenta.
Definizione
Qualità aspra e persistente che impregna parole, toni o rapporti — non la fiamma viva dell'ira, ma la sua cenere ancora calda. È il residuo acido di un risentimento che non si è consumato del tutto: rimane nell'aria, nelle scelte di parola, nel modo in cui si dice una cosa giusta con un tono sbagliato.
Etimologia
Dal latino acredo (o acredinis), derivato di acer, 'aspro, pungente'. La stessa radice di acerbo, aceto, acume — tutte parole che portano con sé un senso di taglio.
Esempi d'uso
- «Rispose con un'acredine che tradiva anni di rancori non detti.»
- «L'acredine nel suo tono era più eloquente di qualsiasi accusa diretta.»
- «Non era arrabbiato, nel senso convenzionale del termine: aveva quell'acredine quieta di chi non si aspetta più nulla.»
- «La discussione era finita, ma l'acredine era rimasta — quella qualità aspra nell'aria che non si disperde subito.»
Sinonimi
risentimento più attivo e diretto, meno residuale
sentimento persistente, ma più interiorizzato dell'acredine
tono affettivo simile, meno pungente
Contrari
disposizione opposta nel tono e nei rapporti
calore nei rapporti che l'acredine esclude
Nota del Paroliere
Acredine è una parola che porta con sé la sua qualità sensoriale: il suffisso -dine e la radice acer la rendono quasi pungente al tatto. Non a caso appartiene alla stessa famiglia di aceto e acume — cose che tagliano, che lasciano un segno. Nel parlato quotidiano è quasi sparita, sostituita da rancore o astio; eppure descrive qualcosa di più preciso: non l'odio dichiarato, ma il suo sapore residuo.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.