Il Paroliere

anacronismo

sostantivomaschile

Errore cronologico per cui un elemento del presente viene collocato nel passato; in senso figurato, ciò che è rimasto fuori dal proprio tempo.

formalecomunestorialetteraturalinguisticafilosofia

Errore o scarto cronologico per cui un oggetto, un'idea, un costume o un linguaggio vengono collocati in un'epoca a cui non appartengono — tipicamente attribuendo al passato elementi che esistono solo nel presente, ma anche, meno comunemente, il contrario. In senso tecnico (storiografico, filologico, cinematografico) è un errore da correggere: un orologio da polso in un film ambientato nell'antica Roma, un personaggio medievale che ragiona con categorie psicologiche moderne. In senso figurato, applicato a persone, idee o istituzioni, indica invece ciò che è rimasto fuori dal proprio tempo — sopravvissuto a un'epoca che lo ha reso obsoleto, spesso con una sfumatura critica ma talvolta anche con una punta di rispetto per ciò che resiste al cambiamento.


Dal greco anachronismós (ἀναχρονισμός), composto dal prefisso anà- («contro, indietro») e chrónos («tempo»). Letteralmente 'andare contro il tempo' o 'essere fuori tempo'. Il termine è un conio filologico relativamente tardo rispetto alla parola greca classica, entrato in uso moderno nelle lingue europee soprattutto a partire dal Seicento, in coincidenza con lo sviluppo della critica storica e filologica che per prima rese sistematico l'interesse per l'accuratezza cronologica dei testi e delle opere d'arte.


  • «Il critico segnalò un anacronismo nel romanzo storico: un personaggio dell'Ottocento citava un'espressione entrata nell'uso solo un secolo dopo.»
  • «Alcuni chiamano anacronismo la monarchia in una repubblica moderna, altri ne difendono la sopravvivenza proprio in nome della continuità storica che rappresenta — lo stesso fatto, letto con giudizi opposti.»
  • «"Sei un anacronismo vivente", gli disse ridendo, guardando la sua collezione di dischi in vinile e il rifiuto ostinato di usare lo streaming.»
  • «A differenza del → vestigio, che è un resto materiale onestamente collocato nel tempo che gli appartiene, l'anacronismo nasce da un errore o da una scelta deliberata di mescolare epoche diverse.»

fuori tempocomune

resa colloquiale, meno tecnica, usata soprattutto in senso figurato riferita a persone o idee

obsolescenzatecnico

più orientato al superamento funzionale di un oggetto o un sistema che allo scarto temporale in sé


attualitàcomune

coerenza piena con il proprio tempo storico

sincroniatecnico

coincidenza temporale corretta tra elementi che devono appartenere alla stessa epoca


anacronisticoobsoletovestigiosincroniaepocafilologia

L'anacronismo in senso figurato merita una nota di cautela editoriale opposta a quella solitamente riservata ai termini spregiativi: non è sempre un giudizio negativo. Chiamare anacronistica un'istituzione, una pratica o perfino una persona può voler dire che sono sopravvissute a un mondo che le renderebbe superflue — un fatto, non necessariamente un difetto. Ci sono anacronismi funzionali (una tradizione cerimoniale conservata per il suo valore simbolico, non per utilità pratica) e anacronismi patologici (un'idea o una legge che continua a produrre danno concreto pur essendo stata concepita per un contesto scomparso). La distinzione, quasi sempre implicita nel modo in cui il termine viene usato, vale la pena renderla esplicita ogni volta che il lemma compare in un contesto valutativo piuttosto che puramente descrittivo.


Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.

Voce creata: 2026-08-10T00:00:00.000ZUltimo aggiornamento: 2026-08-24T06:58:39.877Z← Tutte le voci