diatriba
Scontro verbale acceso e prolungato, condotto con critiche pungenti e tono polemico; quasi sempre a connotazione negativa.
Definizione
Critica serrata e prolungata, di solito verbale, condotta con argomenti pungenti e tono polemico. Il termine viene dal greco antico, dove indicava una forma di dissertazione filosofico-morale; nell'uso contemporaneo ha perso quella nobiltà e designa quasi sempre uno scontro logorante, in cui prevale l'attacco sull'argomentazione.
Etimologia
Dal greco diatribé, 'passatempo, dissertazione', derivato di diatríbein ('consumare il tempo, discutere'). In origine indicava il genere letterario della dissertazione cinico-stoica; il senso polemico si è consolidato nell'uso moderno.
Esempi d'uso
- «La riunione si trasformò rapidamente in una diatriba tra due posizioni che non si volevano incontrare.»
- «Quella diatriba sui metodi durava da mesi, consumando energie che avrebbero potuto servire al progetto.»
- «Non era un confronto — era una diatriba: nessuno ascoltava, tutti aspettavano il momento per attaccare.»
- «Le sue lettere erano famose per le diatribe contro i contemporanei, condotte con una precisione quasi chirurgica.»
Sinonimi
disputa pubblica su posizioni contrapposte — più istituzionale di diatriba
confronto su posizioni divergenti — più neutro nel tono
litigio verbale rapido e vivace — meno prolungato e meno serio
Contrari
scambio aperto in cui si è disposti ad ascoltare e cambiare posizione
convergenza su una posizione comune — esito opposto della diatriba
Nota del Paroliere
È interessante come diatriba abbia percorso la strada inversa rispetto a molte parole nobili: nasce come genere letterario di alto profilo — Diogene, Epitteto, i cinici — e finisce per indicare uno scambio logorante tra persone che non si ascoltano. La strada dalla filosofia all'astio quotidiano è più breve di quanto si pensi.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.