empatìa
Capacità di riconoscere e condividere lo stato emotivo altrui accedendo alla sua prospettiva senza perdersi nella propria.
Definizione
Capacità di riconoscere e condividere lo stato emotivo di un'altra persona, accedendo alla sua prospettiva senza perdersi nella propria. In psicologia clinica si distingue tra empatìa affettiva — la risonanza emotiva diretta — ed empatìa cognitiva — la comprensione intellettuale dello stato altrui senza necessariamente condividerlo. Nell'uso comune il termine si è diffuso fino a diventare quasi una parola d'ordine del discorso relazionale contemporaneo.
Etimologia
Dal greco empátheia (passione, emozione intensa), composto di en- (in, dentro) e páthos (sofferenza, sentimento). Il termine entra nella psicologia tedesca di fine Ottocento come Einfühlung (sentirsi dentro), tradotto poi in inglese empathy da Edward Titchener (1909) e da lì adottato nelle lingue europee.
Sinonimi
enfatizza la fusione con l'altro, senza la distanza cognitiva dell'empatìa tecnica
più generico e intellettuale, non richiede la dimensione emotiva
in senso tecnico psicologico: condivisione emotiva diretta, diversa dall'empatìa cognitiva
Contrari
mancanza di risposta emotiva all'altro
assenza di reazione emotiva, anche nei confronti di sé stessi
incapacità o rifiuto di registrare lo stato emotivo altrui
Parole correlate
Nota del Paroliere
Empatìa — con l'accento sulla i, come vuole la pronuncia corretta — è diventata una delle parole più usate e più svuotate del decennio. Ogni corso aziendale, ogni manuale di leadership, ogni format di sviluppo personale la invoca. Vale la pena ricordare che in origine il termine era tutt'altro che bonario: il greco empátheia indicava una passione intensa, quasi un essere posseduti dall'emozione. Quella forza originaria merita di essere recuperata.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.