Il Paroliere

esecrabile

aggettivomaschile

Degno di totale condanna e sdegno — più forte di riprovevole, usato quando non ci sono attenuanti.

letterariocomuneeticadirittolinguaggio

Che merita condanna totale e sdegno profondo, per la gravità morale di ciò che rappresenta o di ciò che ha compiuto. È un aggettivo di tono elevato, usato quando riprovevole o deprecabile non bastano: porta con sé una condanna che non ammette attenuanti. Nel linguaggio retorico e giornalistico è spesso usato per amplificare il giudizio negativo su un atto o un comportamento ritenuto intollerabile.


Dal latino execrabilis, derivato di execrari (maledire, implorare la rovina di qualcuno) — composto di ex- (fuori, intensivo) e sacrare (consacrare). L'execratio romana era una maledizione solenne, una formula rituale di esclusione dalla comunità.


abominevolecomune/letterario

uguale intensità morale, con sfumatura di disgusto fisico

riprovevolecomune

tono più moderato, usato per condanne meno assolute

nefandoletterario/arcaico

di registro molto elevato, quasi esclusivamente letterario

infamecomune

forte e diretto, con connotazione di disonore pubblico


lodevolecomune

antonimo diretto sul piano del giudizio morale

ammirevolecomune

degno di approvazione ed elogio

encomiabilecomune/letterario

meriting formal praise — tono elevato


esecrazioneabominareriprovevoleinfamecondannaredeprecabilenefando

Esecrabile è uno di quegli aggettivi che la retorica ha consumato un po': nelle cronache giornalistiche appare così spesso — 'gesto esecrabile', 'crimine esecrabile' — da aver perso parte della sua forza originaria. Eppure la sua radice latina — la maledizione rituale, l'esclusione solenne dalla comunità — porta un peso semantico che nessun sinonimo rende con la stessa precisione.


Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.

Voce creata: 2026-05-29T00:00:00.000ZUltimo aggiornamento: 2026-05-30T08:00:33.333Z← Tutte le voci