inetto
Privo delle capacità richieste da un compito o ruolo; in letteratura, figura dell'individuo che non riesce ad agire.
Definizione
Chi manca delle capacità o dell'attitudine necessarie per svolgere un compito, ricoprire un ruolo o affrontare una situazione. Non indica necessariamente stupidità: l'inetto può essere intelligente, riflessivo, persino lucidissimo riguardo alla propria condizione — e proprio per questo incapace di agire. In letteratura, l'inetto è diventato una delle figure antropologiche più studiate della modernità: l'individuo che conosce il mondo ma non riesce a parteciparvi.
Etimologia
Dal latino ineptus, composto di in- (negazione) e aptus (adatto, idoneo). Già in latino aveva sfumatura critica: indicava ciò che è fuori luogo, inappropriato, goffo.
Sinonimi
più neutro, riferito alla sola mancanza di capacità
accentua la mancanza di competenza specifica in un dominio
il non essere adatto a una funzione o contesto specifico
insufficiente ma non radicalmente incapace — sfumatura meno drastica
Contrari
dotato degli strumenti per agire efficacemente
competente e padrone dei propri mezzi
idoneo per un ruolo o una situazione specifica
Parole correlate
Nota del Paroliere
La figura dell'inetto nella letteratura italiana ha un nome preciso: Zeno Cosini, il protagonista de La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Ma l'inetto letterario non è un semplice perdente: è qualcuno che comprende tutto — le proprie contraddizioni, i meccanismi sociali, la futilità delle risoluzioni — e proprio per questo non riesce a cambiare. La sua inettitudine è un eccesso di consapevolezza, non una sua mancanza. Rende il termine uno dei più carichi di ironia tragica nella letteratura del Novecento.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.