nitido
Privo di sfocature, rumori o ambiguità; chiaro fino all'essenziale, nell'immagine come nel pensiero e nello stile.
Definizione
Detto di ciò che si percepisce con precisione e senza interferenze: un'immagine nitida non ha sbavature, un suono nitido non ha distorsioni, un pensiero nitido non lascia margini di ambiguità. Come qualità dello stile, indica una scrittura o un'espressione che rinuncia al superfluo e raggiunge la chiarezza per sottrazione.
Etimologia
Dal latino nitidus ('lucente, pulito, elegante'), derivato di nitere ('brillare, risplendere'). Il senso originario era di splendore visivo; nel tempo si è esteso alla precisione e alla chiarezza in senso lato.
Esempi d'uso
- «La fotografia era nitida come raramente si vede: ogni dettaglio aveva un bordo preciso.»
- «Spiegò la questione in modo nitido — tre concetti, nessuna ridondanza.»
- «Aveva un ricordo nitido di quel giorno, come se il tempo non avesse ancora avuto modo di sfumarlo.»
- «Lo stile del saggio era nitido e asciutto: ogni parola era quella giusta, non ce n'era una di troppo.»
Sinonimi
comprensibile, senza oscurità — più semantico, meno percettivo di nitido
esatto, senza margini di errore — più legato alla misura che alla percezione
trasparente, senza torbidità — con sfumatura più liquida e visiva
con contorni chiari — più visivo, riferito soprattutto a forme
Contrari
senza messa a fuoco — opposto diretto nella percezione visiva
impreciso, senza contorni netti — opposto semantico
privo di ordine e chiarezza
Nota del Paroliere
Nitido è uno di quei termini che dicono molto sullo stile di chi li usa: chi scrive bene tende ad avere un ideale di nitidezza — nella frase, nel paragrafo, nel ragionamento. Non è semplicità: è precisione. Si può scrivere di cose complesse in modo nitido; è più difficile, ma è l'obiettivo. La nitidezza non è l'assenza di profondità: è la profondità resa visibile.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.