solitudine
Condizione di chi è solo, fisica o interiore, scelta o subita — spazio dell'io tra ritiro e autoconoscenza.
Definizione
Condizione di chi si trova solo, fisicamente o interiormente, senza che questo implichi per forza sofferenza: la solitudine può essere scelta, cercata, abitata con cura. In filosofia indica lo spazio riservato all'individuo fuori dalla presenza degli altri, talvolta necessario per l'autoconoscenza; in letteratura è uno dei temi portanti della lirica romantica e moderna, da Leopardi a Rilke.
Etimologia
Dal latino solitudo, derivato di solus (solo). Il termine entra nell'italiano letterario già nel Duecento e conserva intatta la radice semantica dell'essere unico, senza compagnia.
Sinonimi
marca più l'assenza forzata che la scelta
sfumatura volontaria e riflessiva
con accento sull'interiorità, più che sull'assenza fisica
solitudine radicale con implicazione religiosa o ascetica
Contrari
antonimo relazionale diretto
dimensione collettiva della vita
antonimo sociologico, con implicazione di appartenenza
Parole correlate
Nota del Paroliere
La solitudine è uno di quei lemmi che la lingua tratta con ambivalenza: la stessa parola può descrivere un peso insopportabile o un privilegio cercato. Il Novecento filosofico — da Heidegger a Hannah Arendt — ha insistito sul suo valore come condizione di pensiero autentico. Nella lingua quotidiana, invece, tende a scivolare verso la connotazione negativa, perdendo la distinzione cruciale tra solitudine voluta e isolamento imposto.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.