connivenza
Complicità silenziosa di chi sa, tace e lascia fare — senza sporcarsi le mani, ma non senza colpa.
Definizione
Tolleranza consapevole di un'azione illecita o scorretta: non chi compie il fatto, ma chi tace, guarda dall'altra parte o lascia fare pur potendo intervenire. In diritto penale si avvicina al favoreggiamento per omissione; nel linguaggio comune descrive una complicità silenziosa che condivide la responsabilità morale dell'atto.
Etimologia
Dal latino connivere, 'chiudere gli occhi, fare finta di non vedere', composto di con- e nivere ('ammiccare, chiudere le palpebre'). L'immagine originaria è quella di chi abbassa lo sguardo di fronte a ciò che non vuole vedere.
Esempi d'uso
- «La connivenza dei testimoni aveva permesso all'ingiustizia di durare più a lungo del necessario.»
- «Non era complice diretto — ma la sua connivenza silenziosa aveva reso tutto possibile.»
- «In certi ambienti la connivenza è la norma: nessuno vede, nessuno dice, tutti sanno.»
- «Accusarlo di connivenza era giusto: aveva le prove, il potere di agire e aveva scelto di non farlo.»
Sinonimi
partecipazione attiva o passiva a un atto — più ampio di connivenza
accettazione passiva senza opposizione — meno connotata negativamente
silenzio sistematico per codice di gruppo — più forte e collettivo
Contrari
atto di portare alla luce ciò che si sa — opposto diretto della connivenza
coerenza morale che impedisce di coprire l'illecito
Nota del Paroliere
L'etimologia di connivenza — chiudere gli occhi — è la sua definizione più onesta. C'è una forma di viltà attiva nel lasciare fare: non è indifferenza, perché il connivente sa. È una scelta, quasi sempre motivata da interesse o paura. La lingua italiana ha questa parola perché conosce bene quella dinamica — e la storia lo conferma.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.