latenza
Condizione di ciò che esiste ma non si è ancora manifestato: in psicologia e medicina l'intervallo prima dei sintomi, in informatica il ritardo tra comando e risposta.
Definizione
Condizione di ciò che esiste già, in forma completa o embrionale, ma non si è ancora manifestato in modo osservabile — una presenza nascosta in attesa delle condizioni che la rendano visibile o attiva. Il termine ha due impieghi tecnici principali, uniti dalla stessa struttura concettuale di fondo. In medicina e psicologia, la latenza è l'intervallo tra una causa e la comparsa dei suoi effetti: un'infezione latente è presente nell'organismo ma non produce ancora sintomi; un tratto psicologico latente esiste nella persona ma non si è ancora espresso in comportamenti osservabili. In informatica e nelle telecomunicazioni, la latenza è invece il tempo di ritardo tra l'invio di un comando o di un dato e la ricezione della risposta — una misura tecnica precisa, spesso in millisecondi, che nulla ha a che vedere con l'attesa psicologica se non per l'analogia strutturale: qualcosa è già partito, ma il suo effetto non è ancora arrivato.
Etimologia
Derivato di latente, dal latino latens, latentis, participio presente di latere («stare nascosto, essere celato»). La stessa radice, tramite il composto in-, dà anche 'invisibile' in senso figurato di ciò che sta sotto la superficie. L'estensione all'ambito informatico — il tempo di latenza di una rete o di un dispositivo — è un calco novecentesco dall'inglese latency, che a sua volta riprende il significato tecnico già presente nella fisiologia sperimentale ottocentesca, dove 'tempo di latenza' indicava lo spazio tra uno stimolo e la reazione corrispondente: il salto verso l'elettronica digitale ne è una traslazione diretta più che un'invenzione terminologica nuova.
Esempi d'uso
- «Il virus può restare in fase di latenza per anni nell'organismo, senza produrre alcun sintomo, prima che qualcosa ne inneschi la riattivazione.»
- «Aveva sempre avuto una latente insofferenza per le regole troppo rigide, ma solo in quel nuovo lavoro trovò le condizioni per esprimerla apertamente.»
- «La latenza della connessione era troppo alta per giocare online in modo competitivo: ogni comando arrivava al server con un ritardo percepibile.»
- «A differenza dell'→ oblio, in cui il ricordo sembra scomparso del tutto, la latenza implica che qualcosa resti intatto sotto la superficie, pronto a riemergere non appena le condizioni lo permettano.»
Sinonimi
specifico per il periodo tra il contagio e la comparsa dei sintomi di una malattia infettiva
stato di quiete apparente che precede un risveglio o una riattivazione, con connotazione più fisica
termine generico usato talvolta come sinonimo di latenza in ambito di rete, meno preciso tecnicamente
Contrari
l'emergere in forma osservabile di ciò che prima era nascosto
in informatica, assenza di ritardo percepibile tra comando e risposta
Parole correlate
Nota del Paroliere
È un lemma che vale la pena trattare distinguendo con cura latente da sopito, perché la sovrapposizione è comune ma imprecisa. Ciò che è sopito è stato attivo e si è temporaneamente placato — un conflitto sopito, una passione sopita — con l'implicazione che possa essere già avvenuto un risveglio precedente. Ciò che è latente, invece, può non essersi mai manifestato: la latenza descrive una potenzialità presente sin dall'inizio, non un'attività temporaneamente sospesa. Un talento latente non si è mai espresso; una rivalità sopita, invece, è stata espressa ed è tornata silenziosa. La coesistenza dei due significati tecnici del lemma — clinico-psicologico e informatico — è essa stessa un piccolo caso di studio su come una singola struttura concettuale (qualcosa è già presente, il suo effetto no) migri da un dominio all'altro della conoscenza senza perdere coerenza interna.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.