lusinga
Adulazione calcolata che fa sentire speciali — e di solito vuole qualcosa in cambio.
Definizione
Parola o gesto che accarezza l'amor proprio altrui, spesso con l'intenzione — più o meno dichiarata — di ottenere qualcosa in cambio. A differenza del complimento sincero, la lusinga è strumentale o almeno sospettabile di esserlo: il suo potere sta proprio nell'essere difficile da smascherare sul momento. In senso più ampio, indica anche un'attrattiva o una tentazione capace di ammorbidire la resistenza.
Etimologia
Dal provenzale losingier ('adulatore') o dall'antico francese losengier, a sua volta dal latino laus/laudis ('lode') con suffisso dispregiativo. L'etimologia porta già in sé la doppiezza: la lode che non è lode.
Esempi d'uso
- «Le sue lusinghe erano eleganti ma riconoscibili: chiunque lo conoscesse sapeva cosa stava per chiedere.»
- «Non era immune alle lusinghe — nessuno lo è davvero quando vengono dosate nel modo giusto.»
- «Rispose alle lusinghe con cortesia, senza però cambiare di un millimetro la sua posizione.»
- «La lusinga del successo facile è una delle trappole più difficili da riconoscere in tempo.»
Sinonimi
lode eccessiva e interessata — più esplicita e meno sottile della lusinga
adulazione servile e sistematica — più goffa della lusinga
parola o gesto che ammansisce — forma più arcaica e letteraria
in retorica: strategia per conquistare il favore dell'ascoltatore
Contrari
elogio sincero senza secondo fine — l'opposto morale della lusinga
valutazione negativa — opposto diretto per contenuto
Nota del Paroliere
La lusinga funziona perché fa leva su qualcosa di reale: il bisogno di essere visti, riconosciuti, apprezzati. Chi lusinga non inventa — calibra. Trova il punto esatto in cui l'altro è più permeabile e ci lavora sopra. È per questo che è difficile resistere: non è una bugia semplice, è una verità selezionata con cura.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.