perifrasi
Espressione di un concetto tramite un giro di parole invece del termine diretto — circonlocuzione, per effetto poetico, cortesia o verbosità.
Definizione
Figura retorica che consiste nell'esprimere un concetto non con il termine diretto e proprio, ma con un giro di parole più esteso che ne evoca il senso — comunemente detta anche circonlocuzione. La perifrasi può nascere da esigenze stilistiche, per evitare una ripetizione ravvicinata dello stesso termine o per creare un effetto poetico ed evocativo ('il re della foresta' per 'il leone'), oppure da esigenze pragmatiche di cortesia o attenuazione, sovrapponendosi in questo caso alla funzione dell'eufemismo ('cadere fra le braccia di Morfeo' per 'addormentarsi'). Nel linguaggio burocratico e amministrativo, la stessa struttura — dire con molte parole ciò che si potrebbe dire con poche — perde però la sua funzione espressiva e diventa spesso un difetto stilistico, sintomo di verbosità o di volontà di attenuare responsabilità.
Etimologia
Dal greco períphrasis, composto da perí «intorno» e phrázein «parlare, esprimere»: letteralmente «parlare intorno» — dire qualcosa girandoci attorno invece di nominarla direttamente.
Esempi d'uso
- «'Colui che tutto move' è la celebre perifrasi dantesca per indicare Dio, senza mai nominarlo direttamente nel verso.»
- «'L'azienda ha proceduto a una razionalizzazione dell'organico' è una perifrasi burocratica per 'ha licenziato dei dipendenti'.»
- «In poesia, 'l'astro del giorno' per 'il sole' è una perifrasi che eleva stilisticamente un termine altrimenti comune.»
- «Usare 'la Città Eterna' invece di 'Roma' è una perifrasi che evita la ripetizione e aggiunge una sfumatura evocativa.»
Sinonimi
↳ Sinonimo pressoché perfetto, forse leggermente più tecnico e meno letterario nell'uso corrente.
↳ Versione informale e trasparente dello stesso concetto.
Contrari
Parole correlate
Nota del Paroliere
La perifrasi ha un doppio volto morale, per così dire: in poesia è quasi sempre una virtù, un modo per arricchire un'immagine e sottrarla alla banalità del nome proprio; nel linguaggio amministrativo e aziendale, invece, la stessa identica tecnica retorica diventa spesso un sintomo di burocratese o, peggio, uno strumento per diluire responsabilità dietro formulazioni vaghe e prolisse. Il confine tra le due funzioni non sta nella struttura linguistica — identica in entrambi i casi — ma nell'intenzione di chi scrive: arricchire il senso, oppure occultarlo.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.