scrupolo
Inquietudine morale che spinge a interrogarsi prima di agire; coscienza vigile, a volte ingombrante.
Definizione
Disagio interiore che nasce dal dubbio di aver agito — o di stare per agire — in modo moralmente sbagliato. Chi ne è abitato si ferma, si interroga, misura il peso delle proprie azioni prima di procedere. Può essere una qualità etica, la forma più silenziosa della coscienza, o diventare un freno che immobilizza.
Etimologia
Dal latino scrupulus, diminutivo di scrupus, 'sasso appuntito' — il fastidio fisico del sasso nel sandalo trasferito alla sfera morale come senso di disagio interiore.
Esempi d'uso
- «Aveva scrupoli che gli altri non capivano, e lui non sapeva come spiegarli.»
- «Agì senza scrupoli — non per cattiveria, ma per una sorta di certezza che lo rendeva impermeabile al dubbio.»
- «Lo scrupolo è un lusso che non tutti si possono permettere, diceva, e intendeva il contrario.»
- «Si fermò alla soglia: uno scrupolo vecchio come la sua coscienza.»
Sinonimi
il meccanismo interno di cui lo scrupolo è una manifestazione
più letterario, indica il freno morale prima di agire
descrizione diretta della condizione psicologica
Contrari
assenza di remore morali, agire senza freni etici
disinteresse deliberato per le implicazioni morali delle proprie azioni
Nota del Paroliere
L'etimologia di scrupolo — quel sasso appuntito nel sandalo — è una delle più felici dell'italiano. Rende perfettamente la natura fisica del disagio morale: non un'astrazione, ma qualcosa che si sente ad ogni passo. Chi ha scrupoli cammina consapevolmente su un terreno scomodo, e non si toglie il sasso finché non ha capito da dove viene.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.