stoicismo
Forza interiore che porta ad affrontare il dolore senza lamentarsi; in origine, dottrina filosofica greca sulla virtù e la ragione.
Definizione
Scuola filosofica fondata da Zenone di Cizio nel III secolo a.C., che insegna a vivere secondo ragione, accettando serenamente ciò che non dipende da noi e coltivando la virtù come unico bene autentico. Nel linguaggio comune, indica la capacità di sopportare dolore, perdita o avversità senza cedere al lamento — non per insensibilità, ma per un controllo lucido e consapevole di sé.
Etimologia
Dal greco stoïkós, 'della Stoa' — il portico dipinto (Stoà Poikíle) di Atene dove Zenone di Cizio teneva le sue lezioni nel III secolo a.C.
Esempi d'uso
- «Affrontò la malattia con uno stoicismo che non cercava ammirazione, solo equilibrio.»
- «Lo stoicismo degli antichi non era indifferenza: era una forma alta di attenzione al reale.»
- «C'è uno stoicismo di circostanza che assomiglia più alla rimozione che alla forza.»
- «Marco Aurelio scrisse i suoi Pensieri come esercizio stoico: per sé, non per i posteri.»
Sinonimi
resistenza emotiva senza la profondità filosofica dello stoicismo
assenza di reazione emotiva visibile, spesso connotata negativamente
capacità di recupero dopo l'avversità, con sfumatura più attiva
Contrari
esternazione del disagio che lo stoicismo disciplina
scuola filosofica rivale che pone il piacere al centro del bene
Nota del Paroliere
Lo stoicismo è tornato di moda nell'era del self-help, spesso ridotto a 'non lamentarti'. Ma la versione originale era molto più ambiziosa: non si trattava di tacere il dolore, ma di capire cosa dipende da te e cosa no — e agire solo sulla prima parte. Una distinzione che sembra semplice e non lo è quasi mai.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.