transitorietà
Qualità strutturale di ciò che è destinato a passare e a cedere il posto a uno stato successivo, distinta dalla connotazione estetica dell'→ effimero.
Definizione
Qualità di ciò che è per natura destinato a passare, a non durare, a cedere il posto a uno stato successivo — condizione strutturale, non accidentale, di fenomeni, situazioni o istituzioni che esistono solo per un periodo limitato prima di trasformarsi o dissolversi. A differenza dell'→ effimero, che indica genericamente ciò che dura poco e spesso porta con sé un giudizio estetico o valoriale (la bellezza effimera, il successo effimero), la transitorietà è una categoria più neutra e strutturale: descrive una fase di passaggio riconoscibile come tale, spesso con un prima e un dopo ben definiti — una norma transitoria resta in vigore fino all'entrata in vigore di quella definitiva, una fase storica transitoria collega esplicitamente un ordine che finisce e uno che deve ancora consolidarsi. Nella riflessione filosofica sulla natura del tempo e del divenire, la transitorietà è discussa come condizione universale di ogni cosa esistente — dalle tradizioni buddhiste sull'impermanenza (anicca) alla dialettica occidentale del divenire.
Etimologia
Derivato di transitorio, dal latino tardo transitorius, a sua volta da transire («passare attraverso, attraversare», composto di trans- «al di là» + ire «andare»). La stessa radice compare in 'transito' e 'transizione' — parole che condividono con transitorietà l'immagine di fondo del passaggio da uno stato a un altro, più che della semplice brevità nel tempo.
Esempi d'uso
- «La legge era pensata come misura transitoria, in attesa della riforma definitiva: la sua transitorietà era dichiarata fin dal testo, non un difetto scoperto in seguito.»
- «Il filosofo insisteva sulla transitorietà di ogni ordine politico: non una previsione pessimistica, ma la semplice constatazione che nessuna istituzione umana ha mai avuto natura eterna.»
- «Accettare la transitorietà delle proprie emozioni più intense — la rabbia, l'euforia — è spesso più utile, in terapia, che cercare di sopprimerle o giustificarle.»
- «A differenza dell'→ effimero, che si esaurisce senza lasciare quasi traccia, una fase transitoria può → sedimentare in modo permanente nella struttura che la segue, anche dopo essere terminata.»
Sinonimi
più orientato all'assenza di definitività pratica di una soluzione o disposizione
calco dal buddhismo (anicca), enfatizza la dimensione universale e non accidentale del passare
più marcatamente esistenziale, spesso riferito alla vita umana e alla sua fragilità
Contrari
condizione di ciò che resta stabile e non è destinato a cedere il posto a uno stato successivo
carattere di ciò che, una volta stabilito, non prevede ulteriori fasi di passaggio
Parole correlate
Nota del Paroliere
La differenza tra transitorietà ed → effimero merita attenzione perché spesso i due lemmi vengono usati come se fossero intercambiabili, mentre portano pesi diversi. L'effimero è definito soprattutto dalla sua breve durata assoluta — un fiore, una moda, un applauso — e porta quasi sempre una sfumatura valutativa, spesso malinconica o critica, sulla fragilità di ciò che dura poco. La transitorietà, invece, non dice nulla sulla durata in sé: una fase transitoria può durare decenni, purché sia riconoscibile come passaggio verso qualcos'altro. È una categoria più vicina alla struttura del tempo che alla sua velocità. Chi scrive di storia o di politica dovrebbe preferire transitorietà quando descrive un ordine destinato a mutare per ragioni strutturali, riservando effimero ai fenomeni la cui unica caratteristica rilevante è la brevità.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.