arrendevolezza
Tendenza a rinunciare a un proposito appena la resistenza si fa sentire.
Definizione
Disposizione a cedere al primo ostacolo, alla pressione altrui o al protrarsi della difficoltà, interrompendo un proposito prima che sia stato davvero messo alla prova. Non implica debolezza morale: può nascere da realismo, da stanchezza o da un calcolo — ma quando diventa tratto stabile, segnala una difficoltà strutturale nell'autoregolazione.
Etimologia
Derivato di arrendevole, a sua volta da arrendersi (dal francese antico se rendre, «consegnarsi», da rendere). Il suffisso -ezza forma sostantivi astratti indicanti uno stato o una qualità stabile — come morbidezza, durezza, prontezza.
Sinonimi
più fisico e neutro, meno carico di giudizio
suggerisce acquiescenza verso un'autorità o una norma, spesso per abitudine
l'atto del cedere più che la disposizione duratura; raro nel parlato contemporaneo
accettazione passiva, spesso senza obiezione esplicita
Contrari
mantenere il proposito nel tempo nonostante gli ostacoli
resistenza attiva agli ostacoli, con enfasi sulla forza
sfumatura quasi testarda, tenere il punto anche quando sarebbe utile cedere
Parole correlate
Nota del Paroliere
L'arrendevolezza ha una cattiva fama che non sempre merita. Nel pensiero strategico — dalla diplomazia alla negoziazione, fino all'arte militare — la capacità di cedere al momento giusto è una virtù, non un difetto. Il problema sorge quando la resa diventa riflesso automatico: non una scelta ma un'incapacità. È lì che l'arrendevolezza smette di essere flessibilità e diventa limite — e che si distingue nettamente dalla perseveranza, che non è cieco attaccamento al proposito, ma capacità di valutarlo e tenerlo comunque.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.