inclusione
Accoglienza piena di persone o gruppi marginali in un contesto sociale, con pari accesso e rappresentanza.
Definizione
Il processo, o la condizione risultante, per cui persone e gruppi altrimenti marginali vengono accolti come parte piena di un contesto sociale, lavorativo o istituzionale, con pari accesso a opportunità e rappresentanza. A differenza della semplice tolleranza, l'inclusione richiede di adattare attivamente le strutture esistenti, non solo di accettare passivamente chi ne è rimasto fuori.
Etimologia
Dal latino inclusio, derivato di includere, «chiudere dentro, comprendere». Il senso sociale contemporaneo si è affermato soprattutto dagli anni Novanta nel linguaggio delle politiche educative e del lavoro.
Esempi d'uso
- «La scuola ha adottato misure di inclusione per gli studenti con disabilità, ripensando spazi e strumenti didattici.»
- «L'inclusione sul lavoro non si misura solo dalle assunzioni, ma da chi riesce davvero a fare carriera.»
- «Un'inclusione solo dichiarata, senza cambiamenti reali nelle strutture, resta una forma sofisticata di esclusione.»
Sinonimi
più orientato al percorso individuale di adattamento che al cambiamento delle strutture
più generico, meno legato all'idea di pari accesso strutturale
Contrari
l'antonimo diretto: il negare accesso pieno a persone o gruppi
il processo, spesso graduale, che spinge un gruppo ai margini
Parole correlate
Nota del Paroliere
L'inclusione si distingue dalla tolleranza per un dettaglio decisivo: tollerare significa sopportare una differenza senza cambiare nulla attorno ad essa, includere significa modificare il contesto perché quella differenza smetta di essere un ostacolo. È una parola diventata slogan, ma nel suo nucleo descrive un lavoro concreto, non solo un'intenzione.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.