Il Paroliere

labile

aggettivo

Di ciò che non riesce a fissarsi: ricordi che sfumano, emozioni che attraversano, stati mentali che non reggono.

comuneletterariopsicologiatempomemoria

Che tende a dissolversi prima di fissarsi, senza lasciare traccia duratura. Si dice di ricordi che sfumano appena evocati, di emozioni che attraversano senza depositarsi, di stati mentali che non reggono il peso del tempo. Non è fragilità — la cosa fragile si rompe e rimane; il labile scivola via come se non fosse mai stato del tutto.


Dal latino labilis, derivato di labi, 'scivolare, cadere'. La stessa radice di lapsus — lo scivolamento involontario — e di collasso.


  • «Il ricordo era labile: ogni volta che cercava di tenerlo, sfumava.»
  • «Una felicità labile non è meno reale — è solo meno duratura.»
  • «Il suo stato d'umore era labile in quel periodo: alto al mattino, basso nel tardo pomeriggio.»
  • «Labile come una luce su un muro che cambia angolo senza che tu te ne accorga.»

effimerocomune

di breve durata, con connotazione temporale più esplicita

fugacecomune

che passa rapidamente, con enfasi sulla velocità

instabilecomune

che cambia, ma non necessariamente scompare come il labile


duraturocomune

che resiste al tempo e lascia traccia

indelebilecomune

impossibile da cancellare o dimenticare


La distinzione che questa voce introduce — tra fragilità e labilità — è raramente esplicitata nel lessico comune, eppure descrive due esperienze molto diverse: la cosa fragile si rompe e i frammenti restano; la cosa labile sparisce senza lasciare bordi netti. È la differenza tra un bicchiere rotto e una nebbia che si dirada.


Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.

Voce creata: 2026-05-19T00:00:00.000ZUltimo aggiornamento: 2026-05-25T07:57:44.541Z← Tutte le voci