labile
Di ciò che non riesce a fissarsi: ricordi che sfumano, emozioni che attraversano, stati mentali che non reggono.
Definizione
Che tende a dissolversi prima di fissarsi, senza lasciare traccia duratura. Si dice di ricordi che sfumano appena evocati, di emozioni che attraversano senza depositarsi, di stati mentali che non reggono il peso del tempo. Non è fragilità — la cosa fragile si rompe e rimane; il labile scivola via come se non fosse mai stato del tutto.
Etimologia
Dal latino labilis, derivato di labi, 'scivolare, cadere'. La stessa radice di lapsus — lo scivolamento involontario — e di collasso.
Esempi d'uso
- «Il ricordo era labile: ogni volta che cercava di tenerlo, sfumava.»
- «Una felicità labile non è meno reale — è solo meno duratura.»
- «Il suo stato d'umore era labile in quel periodo: alto al mattino, basso nel tardo pomeriggio.»
- «Labile come una luce su un muro che cambia angolo senza che tu te ne accorga.»
Sinonimi
di breve durata, con connotazione temporale più esplicita
che passa rapidamente, con enfasi sulla velocità
che cambia, ma non necessariamente scompare come il labile
Contrari
che resiste al tempo e lascia traccia
impossibile da cancellare o dimenticare
Nota del Paroliere
La distinzione che questa voce introduce — tra fragilità e labilità — è raramente esplicitata nel lessico comune, eppure descrive due esperienze molto diverse: la cosa fragile si rompe e i frammenti restano; la cosa labile sparisce senza lasciare bordi netti. È la differenza tra un bicchiere rotto e una nebbia che si dirada.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.