discriminazione
Trattamento ingiusto riservato a una persona in base all'appartenenza a un gruppo, non alle sue caratteristiche individuali; il piano comportamentale di stereotipo e pregiudizio.
Definizione
Trattamento ingiusto e diseguale riservato a una persona o a un gruppo sulla base dell'appartenenza a una categoria — etnica, di genere, religiosa, di orientamento sessuale, di età, di disabilità o di altro tipo — anziché sulla base delle sue caratteristiche o dei suoi comportamenti individuali. Mentre lo stereotipo agisce sul piano cognitivo (la rappresentazione mentale del gruppo) e il pregiudizio su quello affettivo-valutativo (l'atteggiamento ostile verso il gruppo), la discriminazione è il piano comportamentale: è ciò che accade quando un atteggiamento pregiudiziale si traduce in un'azione concreta che nega, limita o compromette a qualcuno l'accesso a diritti, opportunità o trattamenti riconosciuti ad altri. In ambito giuridico italiano e internazionale il termine ha una definizione tecnica precisa: la Convenzione ONU del 1965 contro la discriminazione razziale, recepita in Italia con la legge 654/1975, la definisce come 'ogni distinzione, esclusione, restrizione o preferenza' basata su razza, colore, ascendenza o origine etnica che abbia lo scopo o l'effetto di compromettere il riconoscimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali in condizioni di parità.
Etimologia
Dal latino discriminare, derivato di discrimen ('linea di separazione, distinzione'), a sua volta da discernere ('separare, distinguere'). Il significato originario di 'distinguere, differenziare' è neutro; il senso negativo di trattamento ingiusto verso un gruppo si è affermato in italiano soprattutto a partire dal Novecento, sotto l'influsso dell'inglese discrimination.
Esempi d'uso
- «Rifiutare un colloquio di lavoro solo perché il candidato porta un nome straniero è un caso di discriminazione, indipendentemente dalle competenze effettive della persona.»
- «La legge 654/1975 recepisce in Italia la Convenzione ONU del 1965 contro ogni forma di discriminazione razziale.»
- «Non ogni pregiudizio si traduce in discriminazione: una persona può nutrire convinzioni stereotipate senza mai tradurle in un comportamento concreto verso qualcuno.»
- «Il glossario delle Nazioni Unite distingue la discriminazione diretta, esplicita e dichiarata, da quella indiretta, che nasce da norme apparentemente neutre ma che di fatto svantaggiano un gruppo specifico.»
Sinonimi
↳ Enfatizza l'esito sociale — l'esclusione dal gruppo — più che il meccanismo del trattamento diseguale.
↳ Forma specifica e sistemica di discriminazione basata sulla separazione fisica o istituzionale dei gruppi.
Contrari
Parole correlate
Nota del Paroliere
La sequenza stereotipo → pregiudizio → discriminazione, cara alla psicologia sociale a partire da Gordon Allport, è utile proprio perché non è una scala automatica: si può restare fermi al primo gradino, o addirittura al secondo, senza mai arrivare al terzo. La discriminazione è l'unico dei tre piani che il diritto può effettivamente colpire — non punisce le idee, ma i comportamenti che negano a qualcuno un diritto o un'opportunità in ragione della sua appartenenza a un gruppo. È anche per questo che le definizioni giuridiche, a differenza di quelle psicologiche, insistono tanto sull'effetto concreto dell'azione più che sull'intenzione di chi la compie.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.