ombra
Zona di oscurità proiettata dall’interposizione di un corpo alla luce; in pittura, elemento che rivela volume; in psicologia, il lato oscuro della personalità.
Definizione
Zona di oscurità prodotta dall’interposizione di un corpo opaco tra una fonte luminosa e una superficie. In pittura e fotografia, l’ombra non è assenza di informazione ma informazione di tipo diverso: rivela volume, profondità, texture. In psicologia junghiana, l’Ombra è la parte inconscia della personalità che contiene ciò che è stato represso o rifiutato. In letteratura, è quasi sempre simbolo di morte, mistero, segreto.
Etimologia
Dal latino umbra “ombra, oscurità, fantasma”, di origine incerta. La stessa radice di “ombrello”, “ombreggiare”, “penombra”. Umbra in latino indicava anche il fantasma dei morti — l’ombra come presenza spettrale.
Esempi d'uso
- «Caravaggio usava l’ombra non come sfondo ma come soggetto: il chiaroscuro non illumina la scena, la costruisce dalla tensione tra luce e buio.»
- «L’ombra di un edificio in un progetto architettonico non è un effetto collaterale da gestire: è un dato progettuale che cambia la qualità degli spazi circostanti a seconda dell’ora e della stagione.»
- «Nel concetto junghiano di Ombra, integrare la propria oscurità non significa diventarla: significa riconoscerla abbastanza da non lasciarla agire di nascosto.»
- «C’è un’ombra in certi ritratti fotografici — non buio, ma una zona di non-risoluzione — che dice più del soggetto di qualunque area illuminata.»
Sinonimi
Contrari
Parole correlate
Nota del Paroliere
L’ombra è uno dei lemmi più ricchi del batch: ha una vita fisica precisa, una vita pittorica tecnica, una vita psicologica profonda (Jung), una vita letteraria millenaria (Dante, i morti nell’Ade). Ognuna di queste vite arricchisce le altre. Chi capisce l’ombra junghiana legge meglio il chiaroscuro caravaggesco — e viceversa.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.