coercizione
Costrizione esercitata con forza o minaccia per piegare la volontà altrui; il contrario del consenso libero.
Definizione
Il costringere qualcuno a fare o a non fare qualcosa mediante forza, minaccia, pressione fisica o psicologica, privando o limitando la libertà di scelta. In diritto, indica qualsiasi forma di pressione illecita che altera la volontà di un soggetto fino a viziarne il consenso; in filosofia politica, è uno dei concetti chiave per distinguere il potere legittimo dalla violenza.
Etimologia
Dal latino coercitio, -onis, derivato di coercere («tenere insieme, frenare, reprimere»), composto di co- (insieme) + arcere («tenere lontano, chiudere»). Termine tecnico del diritto romano, già presente nei testi classici.
Esempi d'uso
- «Il contratto fu annullato perché stipulato sotto coercizione: la parte debole non aveva altra scelta.»
- «Firmare una confessione sotto coercizione non ha valore probatorio in un ordinamento democratico.»
- «La coercizione statale è legittima solo entro i limiti previsti dalla legge e in proporzione al fine perseguito.»
Sinonimi
quasi-sinonimo, più letterario e con sfumatura psicologica
atto del costringere
obbligo imposto dall'esterno
spinta che vincola la volontà
coercizione esercitata per via psichica
Contrari
adesione libera e volontaria
decisione non condizionata
capacità di autodeterminarsi
agire senza costrizione esterna
Parole correlate
Nota del Paroliere
Coercizione e → coartazione sono spesso usate come sinonimi intercambiabili, ma è utile tenere la distinzione: coercizione tende a indicare l'atto o il meccanismo della pressione, il «costringere da fuori»; coartazione ha una sfumatura più psicologica e interiore, il «sentirsi costretti», la libertà repressa dall'interno. In linguaggio giuridico, entrambe indicano vizi del consenso, ma coercizione è il termine tecnico più diffuso nei codici e nelle sentenze.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.