probo
Di rettitudine morale profonda e costante; onesto in modo pieno e inattaccabile.
Definizione
Di persona che ha → probità: onesto in modo profondo e costante, integro, di rettitudine inattaccabile. Probo è l'aggettivo diretto di probità — come integerrimo è il superlativo di integro — e appartiene allo stesso registro formale ed elevato. Nel parlato quotidiano è quasi desueto; nel linguaggio giuridico, notarile e istituzionale mantiene una presenza stabile come qualificativo morale tecnico.
Etimologia
Dal latino probus («buono, onesto»), forse da probare («mettere alla prova»): il probo è colui che ha superato ogni prova morale.
Esempi d'uso
- «Era un uomo probo nel senso più pieno: non per convenienza né per paura del giudizio altrui, ma perché non sapeva essere altrimenti.»
- «Il codice deontologico richiede che il professionista sia probo e irreprensibile nella condotta, pubblica e privata.»
- «In un mondo che premia spesso l'opportunismo, un uomo probo rischia di passare per ingenuo.»
Sinonimi
forma più quotidiana e accessibile
moralmente intatto
di condotta dritta
a cui non si può muovere obiezione
superlativo: di rettitudine assoluta
Contrari
privo di rettitudine
ceduto a pratiche illecite
guidato dal tornaconto
che si comporta diversamente a seconda delle convenienze
Parole correlate
Nota del Paroliere
Probo è il termine più sobrio della famiglia: non il superlativo assoluto dell'integerrimo, non il concetto astratto della probità — è semplicemente l'aggettivo di chi è moralmente intero. La sua rarità nel parlato corrente dice qualcosa di preciso: abbiamo scelto di descrivere la virtù con parole complesse e di riservarle ai codici e ai documenti formali, mentre per la vita quotidiana preferiamo «onesto» — più vicino, più gestibile, meno impegnativo.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.