onestà
La qualità di chi non inganna, non ruba e dice la verità; la correttezza morale nelle relazioni, nel lavoro e nella vita pubblica.
Definizione
La qualità di chi dice la verità, agisce senza inganno e rispetta le regole sociali, morali e giuridiche della correttezza. Onestà è il termine più quotidiano e inclusivo della famiglia: abbraccia l'onestà intellettuale (dire ciò che si pensa davvero), l'onestà economica (non rubare, non frodare), l'onestà relazionale (non mentire, non manipolare). È la virtù etica di base — quella senza la quale le relazioni sociali non funzionano — e forse per questo è così difficile da dare per scontata. Onestà ha anche una storia semantica interessante: nell'italiano antico e in latino (honestas), il termine indicava anche rispettabilità sociale, decoro, buona reputazione — non solo la qualità interiore ma la sua manifestazione pubblica riconosciuta. Un residuo di questo significato sopravvive nelle locuzioni come «donna onesta» nell'uso letterario più antico.
Etimologia
Dal latino honestas, -atis, da honestus («onorevole, degno di onore»), da honos/honor («onore, stima»). Lo stesso campo di onore, onorare, disonore.
Esempi d'uso
- «L'onestà intellettuale richiede di cambiare idea quando si scopre di aver torto: è la virtù più difficile e meno praticata.»
- «Apprezzava la sua onestà brutale: preferiva una verità scomoda a una gentilezza menzognera.»
- «Onestà è la miglior politica recita il proverbio inglese; nella pratica, però, spesso paga meno dell'opportunismo.»
Sinonimi
rispetto delle regole e delle aspettative
condotta dritta e irreprensibile
fedeltà agli impegni e alle persone
assenza di finzione nel rapporto
assenza di segreti o doppi fondi
Contrari
condotta ingannevole o sleale
intenzione consapevolmente scorretta
azione volta a trarre in errore
fingere virtù che non si hanno
Parole correlate
Nota del Paroliere
Questa famiglia lessicale rivela come l'italiano abbia costruito nel tempo una vera e propria gerarchia dell'onestà: dalla virtù quotidiana del non ingannare (onestà) alla rettitudine profonda e quasi vocazionale (probità) fino all'incorruttibilità assoluta e inattaccabile (integerrimo). Ogni gradino sale di registro e di impegno morale implicito. Il fatto che le parole più alte — probità, probo, integerrimo — siano anche le più rare nel parlato corrente dice qualcosa di interessante sulla nostra cultura: abbiamo molte parole per la disonestà e poche, usate raramente, per l'onestà profonda.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.