Il Paroliere

pudicizia

sostantivofemminile

Contegno casto e misurato nel corpo e nel gesto, fondato su un senso interiorizzato di decoro; nella tradizione, virtù strettamente associata al femminile.

formaleletterarioraro nel parlato comuneeticaletteraturastoria della culturateologia

Qualità di chi mantiene un contegno casto e misurato nel corpo, nel gesto e nella parola, non per inibizione ma per un senso interiorizzato di decoro e rispetto di sé. Nella tradizione latina e cristiana, la pudicizia era annoverata tra le virtù sociali femminili per eccellenza — il che ne ha reso l’uso storicamente carico di valenze di genere che il lessico contemporaneo ha in parte abbandonato. Nell’uso moderno, quando usata, tende a indicare una ritrosia corporea che non è necessariamente moralistica.


Dal latino pudicitia, da pudicus «pudico, casto», da pudere «provare vergogna, avere pudore». Stessa radice di «pudore» e «impudente». La pudicizia è la virtù di chi sente il pudore come guida stabile del comportamento.


  • «Nell’iconografia classica, la Pudicizia era rappresentata come figura velata: il gesto del velo come metafora del contegno che copre senza nascondere.»
  • «La pudicizia non è puritanesimo: il puritanesimo è ossessione per il peccato, la pudicizia è semplicemente la scelta di non esibire ciò che si considera intimo.»
  • «Definire pudicizia quello che è semplicemente repressione sessuale è un errore semantico e storico: le due cose hanno radici diverse e conseguenze diverse.»
  • «In certi contesti letterari ottocenteschi, la pudicizia era il codice con cui si descriveva tutto ciò che una “donna per bene” non avrebbe mai fatto — il che dice più sulla società che sulla virtù.»

castitàteologico-formale

Più specificamente legata all’astinenza sessuale nella tradizione cristiana.

pudorecomune-letterario

Più generico: il pudore è l’emozione, la pudicizia è la virtù stabile che ne emerge.


impudiciziaformale-letterario


Pudicizia è una parola che ha sofferto della sua storia. Usata per secoli come norma di controllo sociale — quasi sempre diretta alle donne — ha perso la sua valenza neutrale e si porta addosso il peso di quella storia. Eppure c’è qualcosa nel nucleo semantico che non coincide con la repressione: il senso che non tutto ciò che è intimo deve essere pubblico, che il corpo ha una sua riserva che non è vergogna ma cura di sé. Recuperare quel nucleo richiede di separarlo dalla storia di oppressione che lo ha usato come strumento.


Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.

Voce creata: 2026-06-13T00:00:00.000ZUltimo aggiornamento: 2026-06-13T08:53:18.045Z← Tutte le voci