Il Paroliere

reminiscenza

sostantivo femminile

Ricordo vago e involontario che riaffiora dalla memoria; in filosofia platonica, la teoria per cui la conoscenza è memoria di ciò che l'anima contemplò prima di incarnarsi — esposta nel Menone, nel Fedone e nel Fedro.

formaleletterariofilosoficopsicologiafilosofialetteraturalinguistica

Il ricordo vago e involontario di qualcosa di lontano nel tempo, che riaffiora alla coscienza in modo frammentario, spesso innescato da una sensazione, un'immagine o un'associazione imprevista. La reminiscenza non è un ricordo nitido e volontario: è qualcosa che emerge dall'ombra della memoria senza essere chiamato, portando con sé un senso di familiarità non completamente spiegabile. Ha una qualità quasi sensoriale — si sente più che si pensa. In filosofia, il termine ha una radice precisa e fondamentale: per Platone, la reminiscenza è la traduzione del greco anamnesi (ἀνάμνησις), e costituisce il cuore di una delle teorie più audaci della filosofia occidentale. Nel dialogo Menone, Socrate dimostra — attraverso una celebre sequenza di domande a uno schiavo analfabeta — che è possibile «estrarre» le verità della geometria da una mente che non le ha mai studiate. La conclusione socratica è radicale: la conoscenza non viene dall'esterno. È già nell'anima, depositata da un'esistenza precedente alla nascita corporea. Imparare non è acquisire qualcosa di nuovo: è ricordare ciò che l'anima già sapeva prima di incarnarsi.


Dal latino reminiscentia, derivato di reminisci («richiamare alla mente»), composto di re- + mens («mente»): letteralmente «portare di nuovo alla mente». Il greco equivalente è anamnesi (ἀνάμνησις, da ana- «di nuovo» + mimnēskein «ricordare»), che in medicina moderna indica la raccolta della storia clinica del paziente — un'eredità terminologica diretta dalla filosofia platonica.


  • «Quel profumo di legno e cera gli provocò una reminiscenza improvvisa: la casa della nonna, i pomeriggi d'estate, un senso di sicurezza ormai perduto.»
  • «Nel Menone, Platone usa la reminiscenza per rispondere a uno dei problemi più antichi della filosofia: come è possibile cercare ciò che non si conosce? La risposta è che lo si conosce già — e lo si sta ricordando.»
  • «Certi paesaggi della Toscana hanno reminiscenze medievali che resistono ai secoli e alle stagioni turistiche.»
  • «Proust ha costruito su un'idea strutturalmente platonica — la reminiscenza involontaria innescata da un sapore, un odore, una luce — l'intera architettura della Recherche.»

ricordo vagocomune

memoria non nitida né volontaria

memoria involontariapsicologico

ricordo innescato senza intenzione

anamnesifilosofico-medico

in senso platonico e clinico

eco mnemonicaletterario

risonanza di un ricordo lontano


obliocomune

dimenticanza totale

amnesiamedico

perdita della memoria

apprendimento ex novofilosofico

in senso platonico: acquisire ciò che non si sapeva


sentorepresentimentomemoriaoblioanamnesiPlatoneMenoneFedoneFedroProustinconscio

Reminiscenza è una parola che porta due vite parallele: quella quotidiana del ricordo vago e involontario, e quella filosofica della grande teoria platonica. Le due vite si toccano nell'esperienza comune: quando un profumo ci riporta di colpo a un'estate di trent'anni fa, stiamo vivendo qualcosa di strutturalmente simile a ciò che Platone descriveva come anamnesi — la conoscenza che emerge non dall'esterno ma dall'interno, non per apprendimento ma per ri-memorazione. Proust ne ha fatto l'architettura di un romanzo intero; la psicologia cognitiva moderna ne ha trovato una spiegazione neuroscientifica. Tre secoli di pensiero si ritrovano nella stessa struttura di base che Platone aveva già descritto nel Menone con quella scena straordinaria dello schiavo e dei triangoli.


Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.

Voce creata: 2026-06-06T00:00:00.000ZUltimo aggiornamento: 2026-06-07T08:56:46.864Z← Tutte le voci