recidiva
In diritto: nuovo reato dopo condanna definitiva. In medicina: ricomparsa di malattia dopo remissione.
Definizione
In diritto penale: commissione di un nuovo reato da parte di chi ha già riportato una condanna definitiva; costituisce una circostanza aggravante che il giudice valuta nella determinazione della pena (art. 99 c.p. italiano). Si distingue tra recidiva semplice, aggravata e reiterata. In medicina: ricomparsa di una malattia o di sintomi patologici dopo un periodo di remissione o di apparente guarigione; particolarmente rilevante in oncologia e nelle patologie croniche.
Etimologia
Dal latino *recidiva* (femminile di *recidivus*: che ricade, che ritorna), derivato di *recidere* (ricadere), composto di *re-* (di nuovo) e *cadere* (cadere). Il termine è condiviso dal lessico giuridico e da quello medico fin dall'età moderna.
Esempi d'uso
- «Il pubblico ministero ha contestato la recidiva specifica, avendo l'imputato già riportato condanna per reati analoghi.»
- «In oncologia, la recidiva locoregionale entro cinque anni dalla chirurgia richiede una rivalutazione del protocollo terapeutico.»
- «I programmi di reinserimento sociale mirano a ridurre il tasso di recidiva tra i detenuti in uscita dal carcere.»
Sinonimi
accezione medica, meno tecnica di recidiva
ripetizione dell'atto illecito
Contrari
in ambito penale: correzione del comportamento
in ambito medico: cessazione definitiva della malattia
attenuazione duratura dei sintomi
Parole correlate
Nota del Paroliere
Il termine è uno dei pochi del lessico giuridico e medico a condividere quasi identica forma e radice etimologica nelle due discipline. In diritto penale la recidiva è oggetto di dibattito dottrinale: alcuni la considerano indice di pericolosità sociale, altri la vedono come strumento punitivo che contrasta con il principio rieducativo della pena (art. 27 Cost. italiana).
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.