alterità
La condizione di essere diverso rispetto a un punto di riferimento; in filosofia, ciò che resiste a essere ridotto all'identico.
Definizione
La condizione di essere altro, diverso, estraneo rispetto a un punto di riferimento. In filosofia indica la differenza dell'altro in quanto tale — ciò che resiste alla riduzione all'identico. In antropologia e sociologia il termine descrive il rapporto tra un gruppo e chi è percepito come esterno: l'alterità non è una proprietà dell'altro, ma una costruzione relazionale che dice qualcosa di entrambi.
Etimologia
Dal latino alteritas, derivato di alter ('l'altro dei due'). Il termine entra nel lessico filosofico moderno attraverso la traduzione di autori come Hegel e Lévinas, dove l'alterità dell'altro diventa questione etica fondamentale.
Esempi d'uso
- «Lévinas ha fatto dell'alterità il concetto centrale della sua etica: l'altro non è un problema da risolvere, è un appello a cui rispondere.»
- «Nel racconto coloniale, l'alterità dei popoli conquistati veniva costruita per giustificare la conquista: l'altro era irrazionale, primitivo, bisognoso di guida.»
- «Viaggiare non garantisce di incontrare l'alterità: si può girare il mondo rimanendo impermeabili al diverso.»
Sinonimi
più generico, spesso usato in chiave positiva senza la profondità filosofica del termine
enfatizza la distanza percepita, non la costruzione relazionale
Contrari
il polo opposto: ciò che si riconosce come proprio, uguale a sé
la condizione di ciò che è già noto, assimilato, non più estraneo
Parole correlate
Nota del Paroliere
L'alterità è forse la parola di questo cluster semantico che porta il maggior peso filosofico. Non è solo 'il diverso': è la domanda su cosa significa incontrare qualcuno che non si lascia ridurre a ciò che già conosci. La xenofobia è una risposta a questa domanda — non l'unica, e non la migliore.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.