malacarne
Carne scadente; per estensione, persona disonesta, imbroglione, farabutto.
Definizione
1. Carne di bassa macelleria, taglio scadente o di qualità inferiore, venduto a basso prezzo. 2. In senso figurato, persona disonesta, imbroglione, farabutto; individuo senza scrupoli e degno di poco conto. In questa accezione è attestato nella narrativa del Novecento italiano: Vitaliano Brancati lo usa con precisione: «Faceva così questo malacarne, mi rubava allora e mi ruba ora.».
Etimologia
Composto di male e carne: letteralmente «carne cattiva», ovvero materia di qualità insufficiente. Il passaggio semantico dal taglio scadente di macelleria all'individuo di basso valore morale segue un percorso metaforico comune nell'italiano popolare, che valuta la persona per la sua sostanza.
Esempi d'uso
- «Al mercato si vendeva a poco prezzo malacarne che i fornai usavano per i ragù della settimana.»
- ««Faceva così questo malacarne, mi rubava allora e mi ruba ora.» (Vitaliano Brancati)»
- «Non fidarti di lui: è un malacarne di quelli che sorridono in faccia e ti fregano alle spalle.»
Sinonimi
persona senza scrupoli, condanna morale strutturale
chi inganna con astuzia sistematica
individuo disonesto e spregevole, registro teatrale-popolare
furfante di basso livello, registro più leggero o ironico
Parole correlate
Nota del Paroliere
Malacarne porta con sé l'odore della bottega: nasce come giudizio sul valore della carne, e diventa giudizio sul valore dell'uomo. La metafora è diretta, quasi brutale, come vuole il registro popolare. Brancati la usa senza spiegazioni, affidandosi alla comprensione immediata del lettore meridionale. Una parola che sa di mercato, di inganni piccoli e consuetudine al sopruso.
Fonti esterne
Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.