Il Paroliere

fulgore

sostantivo maschilemaschile

Luminosità piena e stabile, senza il carattere fugace del bagliore; in senso figurato, splendore morale o intellettuale.

letterarioformalepercezioneretoricafigurato

Luminosità piena, stabile e maestosa — non l'evento improvviso del bagliore, ma la qualità duratura di ciò che risplende con autorevolezza. In senso figurato indica splendore morale, intellettuale o artistico: il fulgore di un'opera, di un ingegno, di un'epoca. Registro elevato, da usare con misura.


Dal latino fulgorem (accusativo di fulgor), derivato di fulgere (splendere, risplendere). La stessa radice di fulmine e fulgido. Già in latino indicava la luminosità intensa e duratura, opposta al lampo istantaneo.


  • «Il fulgore di quella civiltà era ancora visibile nelle pietre che la ricoprivano.»
  • «Scrisse nel fulgore della maturità, quando tutto sembrava chiaro e necessario.»
  • «Usare «fulgore» per descrivere una campagna pubblicitaria suona inevitabilmente ironico.»

splendorecomune

luminosità ricca e piacevole, registro più accessibile del fulgore

bagliorecomune

luce intensa ma fugace, opposto del fulgore per durata

qualità della luce, meno carico retoricamente


oscuritàcomune

assenza di luce, opposto diretto

mediocritàcomune

nel senso figurato, l'opposto dello splendore intellettuale o morale



Il fulgore è una parola che richiede contesto. Usata nella prosa quotidiana produce quasi inevitabilmente un effetto ironico involontario — troppo alta, troppo solenne per il momento. Il suo habitat naturale è la saggistica storica, la critica letteraria, il discorso commemorativo. La terza frase degli esempi è lì apposta: un piccolo avvertimento stilistico mascherato da esempio.


Il Paroliere fornisce definizioni originali. Le fonti esterne sono collegate per consultazione, non copiate.

Voce creata: 2026-06-12T00:00:00.000ZUltimo aggiornamento: 2026-06-13T08:53:01.398Z← Tutte le voci